Gioia Tauro (Rc), 8 gen. (Labitalia) – “In questo momento è assolutamente necessario riportare la calma, ritornare alla normalità, ed evitare che lo scontro tra migranti e popolazione degeneri”. E’ preoccupatissimo Sergio Genco, segretario generale della Cgil Calabria, per l’evolversi della rivolta dei lavoratori extracomunitari a Rosarno, in provincia di Reggio Calabria. “Mi sono recato poco fa all’ospedale di Polistena – racconta a LABITALIA – a trovare i braccianti extracomunitari feriti ieri dai colpi di fucile, e adesso sono in riunione alla Camera del lavoro di Gioia Tauro, a due passi da Rosarno, con i rappresentanti delle associazioni di base e della Chiesa che, insieme alla Cgil, lavorano da tempo, in questo territorio, per l’integrazione tra popolazione e immigrati. I compagni che arrivano adesso da Rosarno – sottolinea – mi raccontano di una situazione tesissima”.
Gli immigrati, secondo Genco, non solo a Rosarno, ma in tutta la Piana di Gioia Tauro, vivono e lavorano in condizioni pietose. “Ci sono migliaia di persone – racconta – che vengono sfruttate dal caporalato della ‘ndrangheta, che vivono in situazioni igieniche subumane, tanto che neanche in Africa si sta peggio. Lo Stato sapeva e sa – dice ancora Genco – ma non ha fatto nulla per risolvere la situazione”. E sulla ‘miccia’ che ha acceso la rivolta, e cioè il ferimento di alcuni immigrati nella giornata di ieri, Genco non ha dubbi: “Qui non si può parlare di teppismo, in questo territorio non accade nulla che la ‘ndrangheta non voglia”.
E il sindacalista dà un giudizio netto delle parole del ministro dell’Interno , Roberto Maroni. “Non voglio fare strumentalizzazioni – sottolinea – ma le sue sono parole irresponsabili. Cosa vuol dire che con gli immigrati c’è stata fino ad ora troppa tolleranza? In questo momento – rimarca Genco – si deve evitare di fomentare ancora, ma piuttosto di recuperare il rapporto tra migranti e la popolazione del territorio, in modo da evitare – conclude – una rottura insanabile”.