“Le risorse destinate agli ammortizzatori sociali in Sardegna sono finite e se non ci sarà un intervento del Governo nazionale, interi settori produttivi resteranno scoperti di fronte alla crisi che ha ormai travolto anche il Sulcis”. A lanciare l’allarme è il segretario regionale della Cgil Piero Cossu che analizza la situazione dell’economia in Sardegna attraverso una indagine della Cgil nazionale che mette a confronto i dati su occupati, disoccupati e ore di cassa integrazione in tutte le regioni d’Italia.
Nel 2008 il numero delle ore di cassa integrazione è aumentato rispetto al 2007 del 27 per cento a livello nazionale. In 14 regioni su venti l’aumento è stato di oltre l’ottanta per cento. In Sardegna del 170 per cento: per la cassa integrazione ordinaria si è passati da 143 mila ore del 2007 a 386 mila. La cassa integrazione speciale è passata da 3 milioni e 905 mila ore nel 2007 a 4 milioni 621 mila 381 nel 2008 con un aumento del 18 per cento.
Con il 2008 si chiude dunque la fase che ha visto diminuire costantemente nell’isola la cassa integrazione dal 2004. I dati confermano quanto accade nelle varie aree industriali della Sardegna: il tessile, la chimica, il metallifero attraversano “una crisi che rischia di essere irreversibile se non ci saranno interventi oculati e tempestivi”. Il nuorese, con 2 milioni 356 mila ore di cassa integrazione totale (sia ordinaria che straordinaria) ha il record negativo fra tutte le province sarde. Purtroppo l’aggravarsi della crisi ha ormai travolto anche il polo industriale del Sulcis. L’unico settore ancora immune è quello della produzione di energia elettrica tradizionale.
“La condizione di fragilità dell’apparato industriale sardo impone una riconversione radicale dell’apparato produttivo – conclude Piero Cossu – con il potenziamento tecnologico di quanto abbiamo e con il consolidamento di alcuni settori, ad esempio la chimica, ma anche con la diversificazione del modello di sviluppo e il potenziamento delle infrastrutture”.